L'artista e la sua vita.
RIflessioni sulla figura dell'artista.
L’artista è un essere umano che si pone di continuo delle
domande trasformando l’ordinario in straordinario.
L’artista non si preoccupa di essere bravo e del mero risultato.
Non esistono errori nell’arte, sono solo strade che non conducono alla
trasformazione dell’ordinario.
L’artista non conosce la stanchezza nel provare,
riprovare, distruggere e rifare.
L’artista può anche accettare un lavoro per denaro e può anche
accettare di mediare con dei “creativi”, come nel caso della pubblicità o della
moda, non deve però scendere a compromessi
stilistici che modifichino la sua visione e i lavori accettati con questa
mediazione devono servirgli a scoprire l’animo umano, compreso
il suo e a capire cosa non vuole dalla sua vita.
L’artista appena può rifiuta ogni compromesso, se prosegue a
lavorare solo per denaro consuma la sua arte e resta solo con il suo talento.
L’artista non è attratto dalla bella vita, bensì dal bel
vivere.
L’artista è sempre in contatto con il suo ambiente, vibra e
soffre e la sua sofferenza è la spinta della sua arte. Se non soffre non ha energia creativa e se non vibra non
produce nulla di valido.
L’artista deve essere il maggior critico di sé stesso, deve
volersi bene ma non adularsi e non deve usare di proposito il suo talento, perché
esso è la scorciatoia che allontana la sua anima dalla creazione artistica.
L’artista pur pieno di paure esistenziali e sofferenze non ha
mai timore delle sfide che affronta.
L’artista ad opera compiuta può provare entusiasmo e soddisfazione ma i giorni seguenti vede sempre qualcosa che manca nella sua opera. Se non c’è mancanza
non c’è vera osservazione e ciò che manca e di cui l’artista non ha contezza,
mancherà sempre.
L’artista non dovrebbe essere paturniato, in quanto l’arte è
agli antipodi della paturnie. Se così è qualcosa non va nella sua vita intima
ed è bene che se ne occupi e preoccupi.
L’artista tratta bene gli esseri umani che mostrano rispetto,
se li tratta male non è un’artista ma uno stronzo.
L’artista deve poter parlare con qualsiasi essere umano
anche se non parla la stessa lingua
L’artista accoglie gli esseri umani con calore e umiltà e scopre
sempre qualcosa di positivo in in ogni persona o qualcosa che ancora non
conosce.
L’artista è affamato di umanità e disdegna gli status
sociali. Se accade il contrario non è un artista ma un paraculo.
L’artista deve allontanare le persone tossiche, maltrattanti
e prepotenti: consumano la sua arte e come mostri fagocitano la sua anima e sostituiscono
la sua sofferenza “buona” con una sofferenza malata da cui si deve guardare.
L’artista fa sempre e solo del bene a sé e agli altri,
qualsiasi altra forma espressiva non è arte. Danneggiare sé stessi o gli altri,
o peggio ancora ferirli, non ha nulla a che fare con l’arte e molto a che
vedere con un malsano equilibrio mentale.
L’artista crea attorno a sé l’energia utile alla creazione,
non importa se c’è luce o penombra, se vi è silenzio o rumore, tanta, poca
gente oppure nessuna, ciò che conta è il rapporto con lo spazio. Ogni spazio
può fungere da fulcro energetico che riflette l’energia dell’artista e se ciò non accade la responsabilità e solo e soltanto dell’artista. Se un luogo lo
disturba d’acchito per qualsiasi motivo, l’artista capisce subito se può trasformarlo o se invece deve abbandonarlo immediatamente.